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Chi ha paura dell’ex?

“Gli uomini vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Questa è la loro sciocca vanità. Le donne hanno un istinto più sottile per le cose: a loro piace essere l’ultimo amore di un uomo.”

Oscar Wilde

Ieri sera sono andata a vedere La La Land e se non avete colto il nesso tra la citazione e il film non andate oltre, che vorrei mai incorreste nello spoiler.

Miglior Film potenziale, con l’intellighenzia americana moralmente obbligata a schierarsi contro Trump e la polemica sull’antidemocraticità delle premiazioni ancora calda dall’anno passato, non avrà vita facile, circondato com’è da storie di riscatto e attori di colore, che — vien da dire — non potranno che portare a casa postdatate soddisfazioni. Poche speranze hanno, allora, i due attori caucasici all’apice della carriera, anche se gli abitini bon ton, la fotografia rassicurante, la romantica allure vintage e il riferimento continuo alla narrativa del sogno toccano le più sensibili tra le corde del tradizionalista cuore dell’Academy.


No spoiler, let’s try.

Affondati in una poltrona celeste tenue, io e il mio amico Bartolomeo guardavamo la strada dall’enorme vetrina di uno spazio di co-working, sorseggiando caffé americano. Si parlava di ex.

Io gli espongo una teoria di Marketing.

Gli spiego che se vuoi vendere un prodotto nuovo sul mercato evitando il naturale processo di saturazione non puoi prescindere dalla creazione di un bisogno, che spesso avviene tramite l’eliminazione radicale e completa della versione precedente di quello stesso prodotto.

Avete mai notato che il vostro iPhone 3, per nuovo che fosse, a un certo punto ha visto rallentare drasticamente il proprio sistema operativo? Che il caricabatterie non era più disponibile nei negozi e guarda caso il caricabatterie del modello successivo aveva un attacco diverso che lo rendeva inutilizzabile? Sapete perché? Perché se puoi alimentare il vecchio non sei pienamente predisposto all’acquisizione del nuovo.

Bartolomeo mi ha bloccato prima che potessi finire di esporre la mia interessante teoria sul funzionamento dell’universo con un raggelante:

“No ecco, fermati. Io non sono un Mac. Io sono un cazzo di Microsoft, i miei back-up sono sempre parziali e quando installo qualcosa di nuovo mi tocca sempre vedermela con i rimasugli delle versioni precedenti e gestire i conflitti.”

Sono tornata a casa stringendo forte tra le mani il mio iPhone 6.

Nel mio mondo ideale si dovrebbe poter ripartire sempre tutti da zero, si dovrebbero poter avere a disposizione infinite pagine bianche, su cui ricominciare di volta in volta a scrivere racconti nuovi. Nel mio mondo ideale, che fin da ragazzina mi sono impegnata a trasformare in reale, io ero un Mac.

Ma forse, diventi grande quando capisci che non riparti da zero mai.

E poi, diventi felice quando capisci che tutto quello che c’è stato prima del nuovo zero non è una zavorra ma una cassetta degli attrezzi, quando impari che su quel foglio spiegazzato le parole scritte alla rinfusa che tanto hai provato a cancellare sono tasselli da rimescolare per creare una storia nuova. Diventi felice quando prima di buttare via tutto impari a provare a utilizzare ciò che hai per riparare.

Tutti abbiamo paura degli ex, dei nostri prima e di quelli di chi amiamo poi. Perché è quando puoi immedesimarti che hai paura di più.


Chi ha visto La La Land saprà che non parla solo di ex, parla di sogni e amore e di come, pare, queste due parole non si possano scrivere sulla stessa pagina. Ma questa è un’altra storia.


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