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“Ma che c’hai un’altra?”

Le donne, l’amore, i Social Media e Temptation Island

Mattina di luglio, calda ma non troppo. Non sono ancora le 8 e io spalmo marmellata d’arance amare su una galletta di riso. Milano è gia in piedi da un po’ e ripenso a quando mi svegliavo al mare, ancora ubriaca dalla sera prima, e passavo ore in catalessi mangiando pizza rossa e guardando La Signora in Giallo prima di rotolare verso la spiaggia.

Monty svaccato sul pouf, gli racconto di quanto era simpatico il medico di Cabot Cove, la galletta di riso si spezza e suona il citofono. Paloma.


Paloma è carina, piccolina e solare, ha molti interessi, il principale è mettere alla prova la mia vena polemica con il suo positivismo.

Gli ottimisti hanno bisogno di altri più ottimisti per fare la parte dei pessimisti, è fisiologico. Io ho lei, più qualcun’altro.

Si siede e parliamo di uomini, di uno in particolare.

Paloma e Rodrigo si conoscono da anni, da anni si frequentano, ma non sono mai arrivati al bivio.

Leggasi bivio come il momento in cui, nei film, la protagonista sull’orlo delle lacrime mormora con voce sommessamente isterica:

“Ma allora, noi cosa siamo??”

Credo si possa superare quel bivio in modo meno sincopato, ma la storia non me lo insegna e la mia fervida fantasia non mi consente di immaginarlo.

Con inerzia costante la relazione – se così vogliamo definirla – procede, tra piacevoli scambi di idee e non solo, a distanza di un qualche migliaio di kilometri l’uno dall’altro. Paloma ha gli occhi che brillano mentre mi parla delle innumerevoli accortezze di lui, delle serate trascorse insieme, dei momenti in cui Rodrigo mostra evidente interesse per lei, ma di lì a poco si rabbuia. Mi spiega che la sua tristezza deriva da un rinvenimento.

A seguito di un controllo standard di tutti i profili social di lui, si è infatti imbattuta in un’immagine compromettente, che lo vede abbracciato a un’altra, di sua conoscenza.

Nessun uomo potrà mai capire l’empatia simbiotica che si crea tra due donne quando l’una racconta all’altra di aver scovato un indizio di potenziale tradimento.

È il motivo per cui, indipendemente dal suo quotiziente intellettivo, quasi ogni donna rischia di trovarsi inchiodata davanti a un episodio di Temptation Island a imprecare come una baccante contro il fedifrago di turno, mentre dal suo cellulare partono note vocali imbarazzanti dirette a gruppi d’ascolto di amiche che, come lei, indagano i propri stati emotivi navigando nella più torbida melma del trash.

Temptation Island: coppie di giovani innamorati sulla carta vengono confinate su un’isola in villaggi separati. I due gruppi, i fidanzati e le fidanzate, stanziano per qualche mese in prefabbricati di lusso insieme a un numero pari di single del sesso opposto, il cui unico obiettivo è circuirli e sviarli dalle loro relazioni. Deus ex machina della trasmissione Maria De Filippi che, complice un format internazionale, torna ad attecchire alle più basiche pulsioni del popolo italico, veicolando tra i tradimenti qualche opportuno product placement. Chapeau.

Paloma e l’immagine compromettente, dicevamo.

Con le spalle basse e lo sguardo spento mi racconta quello che ognuna di noi almeno una volta nella vita ha provato, l’essere combattuta tra il desiderio profondo di lasciarsi andare a una scenata isterica e la volontà di ricoprire il sempre verde ruolo di Gran Signora.

Incubo di ogni donna, la Gran Signora è colei che, per eleganza e superiorità innate, non dà mai la soddisfazione di mostrarsi ferita. Ringraziano i gastroenterologi cui si rivolge frequentemente.

Con sollievo ho scoperto che al giro di boa dei 30 le Gran Signore iniziano a passare di moda.

Fortunamente l’aplomb di Paloma ha evitato ogni deriva psyco della vicenda, la mia solida amica si è infatti limitata a chiedere in modo placido qualche spiegazione riguardo la foto incriminata.

Ed è qui che si manifesta il genio.

Lui aspetta le canoniche 12 ore, durante le quali presumo abbia attraversato le varie vasi: panico di essere scoperto, fastidio per la molestia, rivendicazione del proprio diritto di libertà, convincimento di essere nel giusto, concepimento di una risposta razionale.

Alla domanda:

“Rodrigo, mi spieghi quella foto che hai pubblicato con Consuelo?”

Risponde:

“È stata scattata con Prisma”.

Prisma, l’app che ci mancava

È stata scattata con Prisma.

Tu chiedi tra le righe se esce con un’altra e lui risponde che dovresti aggiornarti sulle ultime novità dell’Apple store.

Standing ovation.

Ovviamente, la conversazione si è conclusa lì. Vinta a tavolino per successiva mancata risposta di lui.


Non starò qui a dilungarmi sul pomeriggio successivo alla conversazione mia e di Paloma, che ho trascorso a spulciare ogni singolo movimento di lui sui social. Non vi dirò che sono andata a contare i cuori che lui ha lasciato sulla bacheca dell’altra datandoli a ritroso col carbonio 14, glisserò sul fatto che ho monitorato la confidenzialità crescente dei commenti sotto le foto reciproche, vorrei omettere anche che i like di lui per marcare il territorio messi sotto ogni inutile post di lei sono stati minuziosamente catalogati, ma tanto lo sapete che funziona così. Che ti fai più skills da Social Media Manager a stalkerare il tuo ex (o quelli delle amiche, che c’è pure meno coinvolgimento emotivo e viene meglio), che a seguire un video tutorial di Google.

Ma quello che io davvero mi chiedo è:

hanno inventato Tinder, e gli uomini son sereni che non ci devono manco più provare al bar, hanno inventato Pokémon Go e se gli va male il rimorchio possono sempre cacciare gli animaletti virtuali, hanno inventato Prisma, così hanno pure la scusa per cambiare profile pic senza sentirsi effeminati, adesso, ce la facciamo a procurargli un’app che fornisca risposte sensate alla domanda “Ma che c’hai un’altra?”.

Aiutateli. Non ce la fanno, se devono dire una cazzata che almeno si app-lichino.


A tutela della privacy dei protagonisti sono stati utilizzati nomi di fantasia.

L’origine ispanica dei nomi è un personale omaggio alle Telenovelas sudamericane di cui è stata costellata la mia infanzia.

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